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sabato 18 aprile 2015

Coro ? sì, ma...degli Alpini !


Torino - il monumento all'Alpino

L'Italia vanta una antica tradizione di canti popolari, ma....ciò che succede quando a cantarli sono gli Alpini,  la gioia e l'euforia dominano incontrastati.

Gli Alpini sono famosi per lo spirito di corpo ; Anche in questo, hanno un ruolo importante l'origine montanara - dal Piemonte al Friuli -  e il carattere di questa gente : tranquillo, sobrio, abituato alle difficoltà della vita.
Anche nel canto, questo loro "modo di essere" traspare e - direi - che brilla di luce propria.

Maestri nel diffondere questa cultura delle tradizioni nostrane, sono stati certamente il coro della SAT (Società Alpinisti Tridentini), un gruppo la cui data di nascita risale al 25 maggio 1926 , a Trento.
Sospinti dall'entusiasmo , e dalla capacità e sensibilità musicale dei fratelli Pedrotti - questi coristi hanno saputo mantenere  - e migliorare nel tempo - le loro  qualità artistiche, mantenendo nel contempo la caratteristica principale ai loro canti, cioè di estrazione popolare.

Le esperienze dei fratelli Pedrotti, prima profughi in Boemia ed Austria durante la prima guerra mondiale, successivamente soldati durante il servizio militare ed i successivi richiami, furono occasione di avvicinamento a molti altri canti popolari di varia origine e provenienza.

Cari amici, una delle canzoni che - secondo me - meglio rispecchiano il canto popolare e il valore alpino, è Monte Canino.di autore anonimo ( non è il solo . . . ).
E' un canto malinconico , decisamente contro la guerra , e - come tale - ben si accompagna alla generale benevolenza e simpatia che suscitano le nostre "penne nere",

Augurando a tutti un sereno fine settimana, dedico questo bellissimo canto al nostro amico Tomaso, una persona che -da buon Alpino - ha il cuore in mano !!





venerdì 2 dicembre 2011

STORIA DEL PRESEPE


presepe di cartone

Cari lettori, mi sto preparando ad allestire un piccolo presepe.
Su una confezione che conteneva dei pastori, ho trovato scritta questa storia  che condivido, sia dal punto di vista storico, sia dalla tradizione che lega la nostra Italia alla natività.

Venti secoli ci separano oggi da quella straordinaria notte di Betlemme:
dalla luminosità di Maria, dalla serenità di Giuseppe,
dalla mansuetudine del Bue e dell'Asinello, dal canto degli Angeli
e dei Pastori, dallo splendore riverente dei Magi, dalla Cometa e dalla luce
delle Stelle. Venti secoli ma il 25 Dicembre è, ancor più di prima, la
NOTTE DI TUTTI.
Le Capanne e i Presepi si accendono ancora dovunque.
Questo da quando (ed era il 24 Dicembre 1223) San Francesco
chiese a Papa Onofrio III la dispensa dal divieto di recitare e
rappresentare le Cose Sacre, imposto da Innocenzo III qualche anno prima.
Ottenuta la dispensa nacque, nella grotta di Greccio, il presepio.
Francesco parlò alla grande folla accorsa e vide, per un attimo,
materializzarsi nelle sue braccia il Bambino.
Da quel miracolo ebbe origine il fenomeno straordinario
di diffusione del culto della natività, da rivivere ogni anno con Amore.
Da allora artisti famosi hanno immortalato la Santa Notte: Giotto,
Jacopone da Todi, Nicola e Giovanni Pisano, Arnolfo di Cambio che liberò
le figure in tre dimensioni e creò il primo vero presepio plastico.
Questa arte dolcissima del costruire e rappresentare la nascita di
Gesù dilagò, dall'anno 1300, in tutta l'Europa ed ora è conosciuta
e amata in tutto il mondo. Perchè il Presepio, nel suo insieme,
rappresenta il mondo con la sua fatica e bellezza, con la grande luce
del Cristo posta nella fragilità della Capanna per dar senso
alla vita degli uomini: ammonendo che la forza dello spirito può sempre
liberarsi vincente se guidata dall'AMORE e dalla Poesia.
Ed è poesia quella che da tanti anni si ripete attorno al Natale.
E' poesia l'opera laboriosa e appassionata di grandi e piccoli artisti
che costruiscono prima e allestiscono poi, in ogni casa, questa
straordinaria magia.


Buon fine settimana!

domenica 16 ottobre 2011

PIEMONTEIS , PARLE' PIEMONTEIS !


Cari lettori, cercando in rete canzoni nel dialetto della mia Regione, mi sono imbattuto in una pagina di massime popolari che mi hanno fatto sorridere.
Il piemontese lo parlo abbastanza, ma scriverlo è tutt'altra cosa...per cui non mi sono mai cimentato.

Vi propongo questi proverbi con la relativa traduzione, sperando di far sorridere anche voi.

Buona domenica!

Le braje dj àutri a fan mal al daré 
I pantaloni altrui fan male al didietro

Mentre 'l can as grata la levr a scapa 
Mentre il cane si gratta la lepre scappa

A paghé com' a meuire a-i é sempe temp 
Per pagare come per morire c'è sempre tempo

La mòrt a ciapa tut, bel e brut 
La morte arraffa tutto, il bello e il brutto

A esse galantòm as diventa nen ësgnor
A essere galantuomo non si diventa ricchi

A costa 'd pì a esse cativ che a esse brav
Costa di più essere cattivo che essere bravo

Chi a dà e peui a pija,'l diav a lo pòrta via
Chi dà, e poi riprende, il diavolo se lo prende

An mancansa dij cavaj j'aso a tròto 
In mancanza di cavalli, trottano gli asini

A l'é mej n'amis che des parent 
Meglio un amico che dieci parenti

Chi d'amor as pija, 'd rabia as lassa 
Chi d'amore si prende, di rabbia si lascia

L'aj a l'é lë spessiàri dij paisan 
L'aglio è il farmacista dei contadini

Chërpa pansa pitòst che ròba avansa 
Scoppi anche il ventre,ma non si avanzi niente

Le busìe a son coma ij sòp: as conòsso da lontan 
Le bugie, come gli zoppi, si distinguono da lontano

A l'é bin avèj d'amis fin' a ca dël diav 
Conviene avere amici anche in casa del diavolo

A la sèira lion a la matin plandron 
Alla sera leoni, alla mattina pelandroni

Fà ch' it n' abie
Fa che ti basti

di Gipo Farassino, cantautore di casa, propongo "Piemontèis", canzone del 1985 che ha dato il titolo all'omonimo lp.


martedì 30 marzo 2010

PROVERBI PIEMONTESI


Tra gli amici che frequentano la parrocchia dove io suono, c'è una coppia che oltre a fare parte del coro, da tempo è impegnata nel divulgare e diffondere il dialetto Piemontese, da loro parlato correntemente.
Mi hanno fatto conoscere alcuni termini e alcuni proverbi, alcuni non li ricordavo, altri proprio non li conoscevo.
Ve ne riporto qualcuno che ho trovato molto interessante.

Pan e nos, mangé da spos. Nos e pan, mangé da can Letteralmente : Pane e noci è un mangiare da sposi. Noci e pane è un mangiare da cane. Come dire che pane e noci è un ottimo accostamento, ma occorre mangiare più pane che noci. Più noci che pane è mangiare da cane. (in realtà è altrettanto buono, ma per togliersi la fame viene a costare troppo). Il proverbio viene da quando la miseria era grande.

Méj frusté scarpe che linseuj.. Letteralm. Meglio consumare scarpe che lenzuola.. Ovvio il significato: è meglio poter camminare che dover stare a letto.

A Turin a l'han rangià fin-a cola dël bur letteralmente: a Torino hanno risolto persino quella del burro., ovvero tutto si aggiusta. Segue da un aneddoto raccontato come vero, da un episodio clamoroso di mancanza di burro a Torino (storicamente il burro, in Piemonte, è sempre stato condimento e mezzo per cucinare essenziale, al posto dell'olio).

As ciapa pì ampressa un busiard che un sòp.. Letteralm. Si prende prima un bugiardo che uno zoppo. Come dire che le bugie non fanno molta strada,hanno le gambe corte!

Quando si afferma che la saggezza popolare è dettata dall'esperienza, non è una frase campata in aria...!!

mercoledì 11 novembre 2009

FARE " SAN MARTINO "

colori d'autunno

Quando Martino era ancora un militare, ebbe la visione che diverrà l'episodio più narrato della sua vita.
Si trovava alle porte della città di Amiens con i suoi soldati quando incontrò un mendicante seminudo. D'impulso tagliò in due il suo mantello e lo condivise con il mendicante.
Contento di avere fatto la carità, spronò il cavallo e se ne andò sotto la pioggia, che cominciò a cadere più forte che mai. Ma fatti pochi passi ecco che il vento si calmò, il cielo divenne sereno e l'aria mite, obbligando il cavaliere a levarsi anche il mezzo mantello. Ecco l'estate di San Martino, che si rinnova ancor oggi ogni anno.

Durante la notte Martino sognò Gesù che lo ringraziava e gli restituiva la metà del mantello, significandogli che il mendicante incontrato era proprio lui in persona.
Quando Martino si risvegliò il suo mantello era integro.

Il mantello, sempre secondo la leggenda, fu una reliquia tenuta in grande onore nel Regno dei Franchi.

L' undici novembre, un tempo in molte zone dell' Italia del nord finiva l'anno lavorativo dei contadini; erano i giorni in cui si rinnovavano i contratti di affitto dei fondi rustici, dei pascoli, dei boschi.
Se il padrone non chiedeva loro di restare a lavorare per lui anche l'anno dopo, questi dovevano traslocare e andare a cercare un altro padrone e un altro alloggio. Molte famiglie caricavano le povere masserizie su di un carro e cambiavano padrone e residenza. Anche nelle città divenne abituale cambiar casa proprio a San Martino, perciò "fare San Martino" è diventato un modo per significare il trasloco.

Questa terminologia cari lettori, l'ho ancora sentita usare dai parenti di mia mamma negli anni '60. Erano viticultori nella zona del lago di Viverone, paese poco distante da Ivrea.

lunedì 28 settembre 2009

UNA DOMENICA DIVERSA


Cari lettori, ieri si sono conclusi i festeggiamenti in onore di Maria Bambina, patrona della parrocchia della Natività di Maria Vergine in Venaria.

E' stata una settimana in cui sacro e profano si sono alternati, momenti di riflessione religiosa come la novena, seguiti da altri nell'oratorio con musica, danze e intrattenimenti vari.

La giornata del 27 è iniziata con la sfilata degli asini, che, abbinati ai rioni di Venaria nel pomeriggio avrebbero dato vita alla tradizionale corsa, che normalmente diventa di tutto fuorchè una corsa, tra l'ilarità generale del pubblico sempre numeroso, e le imprecazioni degli improvvisati conduttori dei riottosi quadrupedi.

Il momento successivo è stato quello religioso con la Messa alle ore 18, nella suggestiva cornice di piazza dell'Annunciazione (per i Venariesi piazza Annunziata) seguita dalla processione per le vie della città.

Come ogni anno, il Corpo Musicale Giuseppe Verdi ha partecipato all'evento. Abbiamo eseguito brani religiosi, sia durante la messa che dopo.

La serata è proseguita con la festa danzante nel cortile dell'oratorio,allietata dall'orchestra "Orchidea" a cui sono seguiti gli immancabili fuochi d'artificio.

In queste circostanze Venaria, e le Parrocchie in particolare, diventano momenti di aggregazione.
Per alcuni giorni si ritorna a respirare un pò di "aria di paese", quella che anch'io ricordo molto volentieri!


giovedì 7 maggio 2009

DOLCEZZE... TORINESI


La produzione del cioccolato in Piemonte è un’arte da secoli, anche grazie al duraturo matrimonio con la “Tonda Gentile”, la nocciola delle Langhe protetta dal marchio IGP, da cui nasce la crema Gianduia.

A Torino ed in Piemonte, fin dal Settecento, il cioccolato, dolce piemontese per eccellenza, è stato trasformato in tanti prodotti deliziosi: gianduiotti, cremini, bonbon, praline, marron glaçés.

Simbolo dell’eccellenza artigiana e segreto di un successo che non conosce eclissi sono le antiche case di produzione torinesi come Pfatisch e Peyrano o i caffè torinesi storici come il Bicerin o Mulassano. Ma anche la Nutella, la crema di cioccolato più conosciuta nel mondo è figlia di questa storia.

Il cioccolato in tazza si assa­porava già a Torino almeno dalla fine del Seicento, ma col volgere dell'Ottocento cominciò a diffon­dersi rapidamente l'uso dei piccoli confetti, sotto il nome di ''dragèes'', ''diablo­tins'' e ''gianduiotti'', questi ultimi minuscoli lingotti di pasta di cacao mescolata a nocciole tritate. Fra le prime ad iniziare tale pro­duzione fu la ditta Caffarel, nata nel 1818. La Michele Talmone, aperta nel 1850, fu invece tra le prime a lanciare un marchio pubbli­citario efficace: per recla­mizzare il cioccolato Talmone venne creata nel 1890 la nota immagine dei ''due vecchietti''.


In via Lagrange, che porta alla stazione di Porta Nuova, fino da 1880 si respirava il profumo del cacao tostato: era il laboratorio di Pietro Viola, uno dei pionieri del cioccolato torinese. In quegli stessi muri si trova uno degli indirizzi più noti della tradizione pasticcera e cioccolatiera torinese. In azienda oggi c’è Gianni Gertosio, maestro cioccolatiere, con il figlio Massimo.
La produzione è classica – gianduiotti normali e “gianduioni”, creme da spalmare, biscotti e pralineria.

Cari lettori, sapete perchè due cani quando si incontrano si annusano ? Mi chiederete: cosa c'entra questo con il cioccolato?
C'entra, c'entra...!

Ecco la curiosa storia: Pietro Viola,maestro cioccolatiere in Torino, aveva un cane che stava di guardia al negozio mentre lui lavorava.
Un giorno entrò una altro cane più destro di lui e come un fulmine rubò una profumatissima tavoletta di cioccolata e si dileguò, inseguito invano dal legittimo "proprietario".
Da allora, gli eredi del cane di Viola continuano nella ricerca del ladro, annusando ogni loro simile!
" La musica é il vincolo che unisce la vita dello spirito alla vita dei sensi, ed é l'unico immateriale accesso al mondo superiore della conoscenza. Nella musica l'uomo vive, pensa e crea".

Ludwig Van Beethoven