
Scrive Luigi PIETRACQUA,nel suo romanzo "LUCIO D'LA VENARIA" ,del 1877:
"Sotto questo pseudonimo si celava in realtà il conte Braschetti,che così poteva praticare agevolmente il suo passatempo preferito: fare della beneficenza.
Infatti,presentandosi ai popolani come mandatario del Lucio d'la Venaria,poteva esercitare tutto il bene che desiderava ed evitare,poi, le dimostrazioni di riconoscenza,espressioni che per la sua spontanea generosità erano un autentico peso.
Il conte partiva di buon mattino con il fucile in spalla,come per andare a caccia e percorreva molta strada per trovare gente bisognosa di aiuto.
A sera,il benefattore rientrava nella sua palazzina a Venaria,detta "la Pomera",perchè circondata da numerose piante di melo.
Per i Venariesi dell'epoca, il "Lucio d'la Venaria" assume le sembianze di un essere invisibile,mandato dal Cielo per consolare la povera gente e operare ogni sorta di miracolo in loro favore; è il protettore ed il benefattore dei poveri."
Intorno a questo nome leggendario , fiorirono anche altre leggende,come quella che riporta Giuseppe BARUFFI,(scrittore dello stesso periodo),nel suo libro: "Passeggiate nei dintorni di Torino",il quale afferma che Il nome" Lucio d'la Venaria" sarebbe derivato unicamente da un gioco di parole.
Molto famosi erano, infatti,i lucci giganteschi messi in un laghetto del parco del Castello;si narrava che avessero addirittura divorato un bambino scivolatovi dentro.
Dato che in piemontese "Luss" significa sia luccio che Lucio,ne derivò l'equivoco di "Lucio per luccio"
Attualmente "Lucio" è la maschera ufficiale di Venaria,indossa un costume che ricorda quello del più famoso Gianduja.